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20 febbraio 2014

Ovunque tu sia


 

                                                                                                                                   Alaya Gadeh


Ovunque tu sia
ovunque tu immeritatamente mi guardi
ovunque tu stabilisca io abbia una casa
fosse pure una grigia prigione
io so che da qualsiasi pietra
tu puoi far scaturire un fiore
nel perimetro della mia mente.

Alda Merini
 


16 febbraio 2014

E se torniamo a parlare della solitudine

Foto: ..."E se torniamo a parlare della solitudine si chiarisce sempre più che non è cosa che sia dato 
di scegliere o lasciare. 
Noi siamo soli. 
Ci si può ingannare su questo e fare come se non fosse così. 
Ma quanto meglio invece sarebbe comprendere che noi lo siamo, soli, e anzi partire da lì. 
E allora accadrà che saremo presi dalle vertigini; perché tutti i punti su cui il nostro occhio 
usava riposare ci vengono tolti, non v’è più nulla di vicino, e ogni cosa lontana è infinitamente 
lontana. 
Chi dalla sua stanza, quasi senza preparazione e trapasso, venisse posto sulla cima di una 
grande montagna, dovrebbe provare un senso simile: una incertezza senza uguali, un 
abbandono all’ignoto quasi l’annienterebbe. 
Egli vaneggerebbe di cadere o si crederebbe scagliato nello spazio o schiantato in mille 
frantumi. Quale enorme menzogna dovrebbe inventare il suo cervello per recuperare e chiarire 
lo stato dei suoi sensi. 
Così si mutano per colui che diviene solitario tutte le distanze, tutte le misure; di queste 
mutazioni molte sorgono d’improvviso e, come in quell’uomo sulla cima della montagna, 
nascono allora straordinarie immaginazioni e strani sensi, che sembrano crescere sopra ogni 
capacità di sopportazione"... 

RAINER MARIA RILKE 

..."E se torniamo a parlare della solitudine si chiarisce sempre più che non è cosa che sia dato
di scegliere o lasciare.
Noi siamo soli.
Ci si può ingannare su questo e fare come se non fosse così.
Ma quanto meglio invece sarebbe comprendere che noi lo siamo, soli, e anzi partire da lì.
E allora accadrà che saremo presi dalle vertigini; perché tutti i punti su cui il nostro occhio
usava riposare ci vengono tolti, non v’è più nulla di vicino, e ogni cosa lontana è infinitamente
lontana.
Chi dalla sua stanza, quasi senza preparazione e trapasso, venisse posto sulla cima di una
grande montagna, dovrebbe provare un senso simile: una incertezza senza uguali, un
abbandono all’ignoto quasi l’annienterebbe.
Egli vaneggerebbe di cadere o si crederebbe scagliato nello spazio o schiantato in mille
frantumi. Quale enorme menzogna dovrebbe inventare il suo cervello per recuperare e chiarire
lo stato dei suoi sensi.
Così si mutano per colui che diviene solitario tutte le distanze, tutte le misure; di queste
mutazioni molte sorgono d’improvviso e, come in quell’uomo sulla cima della montagna,
nascono allora straordinarie immaginazioni e strani sensi, che sembrano crescere sopra ogni
capacità di sopportazione"...



 Rainer Maria Rilke


 

15 febbraio 2014

Anche quando la vita


 



Anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento, eroe è colui che non si arrende, che ogni volta si rimette in piedi e prosegue il suo viaggio, incurante degli ostacoli, incurante della sconfitta. 
Invincibili sono tutti colore che hanno eredito l'ostinazione di don Chisciotte. 
Invincibili sono, per esempio, i migranti, uomini e donne che attraversano il mondo a piedi per raggiungerci e non si fanno fermare da nessun campo di prigionia, da nessuna espulsione, da nessuna legge, da nessun annegamento, perché li muove la disperazione e vanno a piedi.

Erri De Luca

 


I miei Fiumi

 

Antoine Josse
 
 
Mi tengo a quest'albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo...
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un'urna d'acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L'Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull'acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell'universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m'intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemila anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d'inconsapevolezza
Nelle distese pianure

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati nell'Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch'è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

 Giuseppe Ungaretti 
 “I miei Fiumi”
 

11 febbraio 2014

Adesso, che ho superato



  
Mi manca l'idealismo della gioventù...



Adesso, che ho superato già tanti dolori e posso leggere il mio destino come una mappa piena di errori, quando non sento nessuna compassione di me stessa e posso passare in rassegna la mia esistenza senza sentimentalismi, perché ho trovato una relativa pace, lamento soltanto la perdita dell'innocenza.

Mi manca l'idealismo della gioventù, del tempo in cui esisteva ancora per me una chiara linea divisoria tra il bene e il male e credevo che fosse possibile agire sempre in accordo con princìpi inamovibili.

Isabel Allende

 

10 febbraio 2014

Quell’uomo mi ha offerto



Quell’uomo mi ha offerto, una sera, 
un bellissimo momento di silenzio.

Non lo dimenticherò tanto presto.

E’ uno dei miei ricordi migliori dell’anno. 
C’è chi serba il ricordo delle sue conversazioni,
io rammento quel silenzio.


Nina Berberova 
Il Capo delle Tempeste 

 

Esci e fai qualcosa






“Esci e fai qualcosa. Non è la tua stanza che è una prigione, lo sei tu.” 



Sylvia Plath